Def 2015: La penisola del tesoretto che non c’è

Il Def (Documento di Economia e Finanza) è il principale strumento di previsione e programmazione economica del Governo. E’ un impegno, di fronte al paese e alla Commissione europea, a rispettare determinati parametri e obiettivi.

 

Il Def viene presentato ad aprile, a ottobre segue la Nota di aggiornamento ed entro dicembre viene approvata la Legge di Stabilità che mette in atto le manovre economico-finanziarie necessarie a completare il percorso descritto nel Def.

 

Se spegniamo la televisione, e invece di ascoltare le favole di Renzi andiamo a leggere cosa c’è scritto davvero nel Def, troviamo solo brutte notizie. Altro che crescita, si continua con l’amara ricetta dell’austerità: aumento tasse e imposte, tagli alla spesa sociale e nessun investimento sull’economia reale.

 

In televisione Renzi dice di aver diminuito le tasse: nel Def c’è scritto che la pressione fiscale nei prossimi anni passerà dal 43,5% al 44.1%.

 

Renzi dice che non ci saranno tagli per recuperare i dieci miliardi che gli servono per evitare l’aumento dell’Iva: nel Def c’è scritto che questi soldi arriveranno invece proprio dai tagli agli enti locali, alle municipalizzate, alle agevolazioni fiscali e ai sussidi alle imprese.

 

L’aumento dell’Iva è una delle famigerate “clausole di salvaguardia”, cioè quelle coperture precauzionali che scattano quando le previsioni contenute nel Def si rivelano errate.

 

In parole povere, loro sbagliano (e negli ultimi anni le previsioni sono sempre state sbagliate) e i cittadini ne fanno le spese: stavolta con l’aumento dell’Iva dal 22% al 24% nel 2016 (fino ad arrivare al 25,5% nel 2018) e con un aumento delle accise sui carburanti per 700 milioni di euro nel 2018.

 

Secondo l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori si tratterebbe di una mazzata da 842 euro a famiglia.

 

Ma il “tesoretto” di 1,6 miliardi di cui si è tanto parlato? Come ha già spiegato il Sole 24 ore, semplicemente non esiste: si tratta di una cifra virtuale che arriva dallo spostamento di +0,1 punti del rapporto deficit\Pil da raggiungere per quest’anno (quindi è una spesa a deficit, cioè soldi che presto o tardi dovremo ritirare fuori, visto che proprio il Def prevede di azzerare il deficit nel 2018!).

 

Con il tesoretto che non c’è Renzi vuole finanziarsi la mini-marchetta elettorale per le elezioni regionali, come ad esempio un bonus agli incapienti dai 20 ai 50 euro.

 

E se poi il Pil dovesse crescere meno del +0.7% previsto dal Def (l’anno scorso prevedevano +0.8% e alla fine è stato del -0.4%…)?

 

Nessun problema: si recuperano i soldi con la prossima Legge di Stabilità aumentando le tasse e tagliando i servizi, tanto ormai le elezioni sono passate!

 

Se vi sembra un film già visto, avete ragione: è esattamente quello che è già successo con gli 80 euro in busta paga.

 

Gianluca Castaldi, portavoce M5S al Senato

 

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