Renzi a L’Aquila?

                                             

Voglio innanzitutto far sentire la mia vicinanza a tutte quelle persone, manifestanti e forze dell’ordine, che l’altro giorno, nel corso della visita di Matteo Renzi a L’Aquila sono state vittima di atti di violenza e che hanno vissuto attimi di tensione e paura, perché se è vero che “chi semina vento raccoglie tempesta” è altrettanto necessario ribadire la netta contrarietà ad ogni forma di violenza, soprattutto fisica.

Detto questo, è giusto evidenziare come Renzi ieri abbia raccolto il frutto del disagio, della frustrazione, della disperazione, alimentato dal seme delle promesse non mantenute e delle troppe parole che ieri si sono perse tra la polvere e nel vento che pervade le stanze dei palazzi abbandonati nel centro storico della città di L’Aquila, che presenta ancora le vistose ferite del sisma del 2009.
A nulla è servito il maldestro tentativo di tenere nascosta fino all’ultimo la visita nel capoluogo abruzzese, perché la voglia di far sapere a Renzi di non essere persona gradita qui in Abruzzo è radicata ormai negli animi di buona parte degli abruzzesi, non ultimi degli aquilani. Quegli stessi aquilani che ieri erano li a contestare ed a far sentire forte la loro voce per ricordare a Renzi che la ricostruzione ed il futuro di L’Aquila è un loro diritto e deve essere un dovere per il Governo; quel Governo del “fare” che per L’Aquila ha fatto poco o nulla e che al contrario tanto male sta facendo alle nostre coste ed al nostro mare.
Proprio per questo alla voce degli aquilani ieri si sono unite anche quelle di coloro che si oppongono a che l’Abruzzo diventi terra di conquista per i grandi poteri economici e per gli interessi delle compagnie petrolifere.
L’Aquila li ha accolti perché era giusto far sapere e comprendere che la voce che lancia il grido d’allarme verso i problemi e le minacce per tutto il territorio e la costa abruzzese è unica e coesa.
Anche per questo ritengo che sarebbe stato più opportuno prendere atto e fermarsi a riflettere sul malessere espresso da quanti erano aldilà dello sbarramento delle forze dell’ordine; invece no, Renzi va dritto per la propria strada ed addirittura rilancia, minimizzando il tutto ad una contestazione mossa, a suo dire, dai tifosi del Teramo Calcio interessato dalle ben note vicende della cronaca sportiva. Mi chiedo come sia possibile essere così sordi rispetto alle grida di aiuto degli abruzzesi e soprattutto come si possa deridere, attraverso battute che non fanno ridere nessuno, una comunità che ancora piange le proprie vittime del terremoto. Una comunità che è stata così profondamente segnata dagli eventi, che ogni giorno asciuga le proprie lacrime nel ricordo dei martiri del 6 aprile 2009, non ha voglia di sorridere davanti a inutili promesse o a battute fuori luogo.
Anche per questo mi associo a quanti non perdono occasione di ricordare a Renzi che in Abruzzo non è ospite gradito e che farebbe bene a stare lontano dalla nostra terra amata, insieme a quanti posano sorridenti con lui per le foto di rito, se non ha in animo di sposare seriamente i problemi di L’Aquila e dell’Abruzzo intero.
Ai politici, tra cui la senatrice Stefania Pezzopane, che ieri hanno espresso il proprio rammarico per non aver visto Renzi attraversare le vie del centro fino a raggiungere Palazzo Fibbioni, voglio chiedere: ma veramente c’è bisogno che Renzi “passeggi” per le vie del centro, tra le macerie, per far capire che L’Aquila ed il suo territorio devono essere ancora riportati alla vita ed alla quotidianità?? Ancora non sono chiari a Renzi i dati sulle percentuali delle case ricostruite?? Su quanti cittadini sono rientrati a casa e quanti, invece, a sei anni dal sisma, devono ancora vivere da esiliati nella propria città??? Ancora non si rende conto Matteo Renzi delle attività produttive che hanno chiuso in centro e non si sa quando e se torneranno nella loro sede storica….. di cosa altro ha bisogno questo signore per mettere L’Aquila al centro dei propri pensieri invece che ai margini dell’agenda politica del Governo???
In ultimo un monito al Presidente Luciano D’Alfonso: lasci che sia la gente di L’Aquila, e più in generale gli abruzzesi, a giudicare l’operato del Governo centrale e del suo Governo regionale; dico questo perché ritengo a dir poco avventato aver definito la visita di Matteo Renzi “uno straordinario dono per la città di L’Aquila”, sia per quel (poco) che è stato fatto sia soprattutto per quanto ancora c’è da fare a L’Aquila.

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